Full text: Italienische Malerei des XIX. Jahrhunderts

quasi tutte le mostre, & poi rappresentato in quasi tutte le pinacoteche italiane 
e molto dell’estero. La sua pittura ha avuto una visibile evoluzione da un fare 
solidamente disegnativo, con una pasta cromatica compatta, ad un altro più 
eminentatemente pittorico, ove la pennellata veloce, distinta, bha la prevalenza. 
Al primo momento più descrittivo, episodico e generistico, segue il secondo di 
ampiezza decorativa, con aspirazioni alla tradizione tiepolesca. Rimane la sua 
natura, di schietto colorista e la visione del mondo gioiosa e priva di interiore 
travaglio. 
39. LA MIA ROSSA. Olio, cm. 62,5 X 49,5 cm; firmato 1888. 
Quadro di genere della prima maniera, ancora sotto l’influsso di Favretto. Rap- 
presenta la «decorazione» del gondoliere il giorno della regata. Pittura oggettiva, 
analitica e di notevole esperienza tecnica. 
40. «DAL ’BELVEDERE, A ROCCA DI PAPA». Olio, cm. 33 X 18,55; 1916. 
Paesaggio già tutto della seconda maniera, fresco e brillante, sicuro e brioso. 
TOMA GIOACCHINO, n. Galatina 1838, m. Napoli 1891. 
La vita dei derelitti negli orfanatrofi, il mistero del venire al mondo, la sofferenza 
degli umili o dei diseredati in rassegnazione sono orizzonte ed oggetto della sua 
arte e del suo mondo‘a caratteri autobiografici. Senso elegiaco del ritiro e del- 
l'abbandono espresso con una pittura ricchissima di interiorità, di stupende finezze 
cromatiche, luminosa e casta, sommessa e quasi timida. Una così delicata natura 
fu però una personalità ben definita e decisa; seppe opporre la sua fralezza, la 
sua ingenuità, il suo candore, alle esuberanze, ai mondani rumori, alle ambizioni 
e alle polemiche della scuola napoletana ove si formò e visse come estraneo e 
isolato. 
Mite come era, non mancò di essere cospiratore politico, confinato nel ’s7, 
partecipe dei moti rivoluzionarii del ‘59, garibaldino nel ‘60. 
Bibliografia: Toma G., ricordi di un orfano, Napoli 1898; A. de Rinaldis, G.T., 
Milano 1934. 
41. EDUCANDE AL CORO. Olio su tela, cm. 115 X 8: 
Una delle più vaste composizioni del maestro della cui arte la critica ha compiuto 
una vera rivendicazione. Giusto il dire che Toma è «costruttore di interni, come 
nessun altro nella pittura ottocentesca». Visione architettonica dello spazio che 
condiziona la vita delle figure, definite per luce di vita spirituale interiore. 
Composizione monumentale e, insieme, intima. Superbi sono il contrasto dei neri 
e dei bianchi di avorio, il senso spaziale, 1 valori di pura pittoricità. 
Il quadro fondamentale per la storia della pittura di Toma, con giusto rammarico 
del miglior critico suo, il De Rinaldis, era dato come smarrito nell’opera citata 
(pag. 244) e mostrato solo attraverso una incisione del Barberis (pag. 75). Si 
trovava invece in una importante collezione privata della Repubblica Argentina. 
Tav. XVI. 
Esposto alla Promotrice napol. 1879, e alla Esp. universale di Torino del 1880. 
3°
	        

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