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In luogo di fare una rassegna di tutte queste forze vive e 
operanti nel campo dell’arte in Italia, rassegna che sarebbe 
necessariamente riuscita incompleta, si é preferito raccogliere 
nelle sale della Kunstbaus alcuni gruppi di opere, le quali 
valessero a dare una idea quanto é più possibile precisa di 
talune forme tipiche, di certe tendenze caratteristiche, di 
alcuni sforzi particolari, dovuti a poche e perspicue per 
sonalità della moderna arte italiana, anche se esse apparis 
sero fra loro in contrasto; anzi tanto più se, rispecchiando 
idealità varie, fossero capaci di rendere nella differenza 
dell’espressione la multiforme anima della 
„Itala gente dalle molte vite“. 
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Certo sarebbe difficile immaginare una diversità di con 
cetto, di orientamento e di tecnica più profonda di quella 
che passa fra i ventitré quadri di Antonio Mancini e le 
venticinque tele di Gaetano Previati che costituiscono i due 
gruppi più complessi e importanti esposti nella Mostra della 
Kunstbaus. 
Quanto il primo appare completamente assorbito dalla 
risoluzione del problema pittorico, amante della esteriorità, 
inebriato dalle grandi feste del colore, altrettanto il secondo, 
esprimendo le figurazioni ideali di uno stato d’animo che 
tende sempre più a distaccarsi da ogni forma sensibile, si 
serve di un lavoro povero a un tempo e grandioso, gracile e 
ampio, in cui é evidente il contrasto che deriva dall’ardi 
mento delle cose che egli deve dire e dal timore di non 
dirle come le sente. 
Se Antonio Mancini é più pittore che artista, direi che 
il Previati é più artista che pittore. Quello non considera 
il soggetto che quale pretesto alle sue affascinanti visioni 
coloristiche, in quanto cioè esso, prima di essere donna, fiore, 
frutto, veste, strumento, é volume e colore, suscettibili d’in 
finite possibilità luminose. Questi, più che la forma sensi
	        
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