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Nelle sue figure ideali Gaetano Previati tenta appunto 
di liberarsi dalla linea e dalla forma, di dare soltanto la 
loro vibrazione vitale. Esse perciò si trovano sul limite che 
divide la pittura dalla musica. L’astrazione dalla forma, 
la concezione di un divenire in luogo di uno stato presente, 
ci trasportano dall’arte dello spazio in quella del tempo, 
dalla stabilità alla successione. Queste creature vivono in 
fatto di un’esistenza più musicale e poetica che pittorica. 
La nozione fondamentale del colore che, come il suono, si 
risolve in una vibrazione, vi é perfettamente attuata. Ed 
esse vanno sempre oltre i fenomeni, talvolta oltre le stesse 
idee, per arrivare fino alla dimora lieve e inesistente dove 
abita la vita. 
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Vicino alle opere di Antonio Mancini e di Gaetano 
Previati, sei vivaci impressioni di colore di una fattura per 
sonale e nuova documentano la singolare virtù decorativa 
di un giovane artista, Mario Cavaglieri, e dodici tele di 
Emilio Gola dimostrano come la pittura di paesaggio sia 
in Italia capace di rinnovarsi attingendo alle nuove con 
quiste della tecnica, senza rinunciare alla solidità delle 
opere antiche e alle qualità etniche delle stirpe. 
Ma il contrasto delle tendenze nasce di nuovo quando 
si considerano la piccola, ma eletta mostra collettiva di 
Armando Spadini e i tre quadri inviati da Camillo Inno 
centi. 
Lo Spadini — che per la prima volta si presenta fuori 
del suo paese con un gruppo di opere così notevole — 
appare il pittore rappresentativo della italianità sana, vivace, 
equilibrata. 
Mentre intorno a lui l’arte esprime il tormento doloroso 
di spiriti sempre irrequieti, le sue creature vivono felici 
nell’aria e nella luce, trionfanti sopra ogni elemento descrit 
tivo paesistico; mentre pittori e scultori si esauriscono nella 
ricerca scientifica delle formule destinate a rivaleggiare con
	        
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